Marco Polo
Marco Polo nacque a Venezia nel 1254 da una famiglia patrizia che esercitava il commercio.
Nel 1271 prese parte con suo padre e suo zio ad un viaggio commerciale in Estremo Oriente dove soggiornò per circa 25 anni.
Alla corte di Qubilai, Marco ottenne, oltre alla dignità di "messere", incarichi di prestigio come ambasciatore del Gran Khan per il quale compì molti viaggi all'interno del suo impero.
Nel 1295 tornò in patria ed in una battaglia navale tra veneziani e genovesi cadde prigioniero di quest'ultimi.
Nel 1298 nelle carceri di Genova dettò a Rustichello da Pisa il suo resoconto di viaggio.
Fu liberato nel 1299 e fino alla morte, avvenuta nel 1324, si occupò di affari con lo zio Matteo e curò la diffusione del suo libro.
Prologo e conclusione
Nel prologo e nella conclusione possiamo individuare alcuni scopi dello scrittore ed i caratteri del suo modo di conoscere, rappresentare e valutare le realtà dei paesi visitati.
Nel prologo il discorso è condotto impersonalmente: Marco parla di sé in terza persona e questo è un procedimento che attribuisce solennità al discorso, solennità che avvolge il suo scritto anche per il richiamo a Dio e all'origine dell'uomo.
Questo tradisce l'orgoglio di Marco per l'eccezionalità della propria vicenda umana.
Inoltre l'autore si rivolge ad un pubblico molto ampio ed usa un tono esortativo, quasi facesse una sorta di propaganda al proprio "prodotto", caratteristica propria oltre che del mercante anche del giullare e del cantore di piazza.
Circa il metodo l'autore opera una divisione tra le cose che ha visto personalmente e le cose riferite da fonti ritenute a suo giudizio attendibili.
Quest'opera di selezione è fatta al fine di garantire la veridicità delle informazioni, ma non impedisce che Marco nell'interpretare la realtà applichi delle categorie proprie dell'uomo Occidentale medievale che lo portano talvolta a deformare a realtà.
Inoltre l'autore escludendo la descrizione dei paesi già noti, mette in rilievo la funzione di utilità pratica e conoscitiva che attribuisce al testo.
Il bestiario di Marco Polo
In questi brani l'autore descrive alcuni animali incontrati nel corso del suo viaggio.
L'osservazione della natura e degli animali è uno degli aspetti ricorrenti nelle memorie di Marco Polo, anche se è portato ad utilizzare le categorie della propria cultura nel descrivere la fauna osservata.
In questi brani confuta alcune credenze dell'Occidente medievale.
Così avviene per la salamandra che non era un rettile capace di resistere al fuoco ma un tessuto di amianto, o per gli unicorni che si credevano esili ed agili ed invece descrive il rinoceronte, mostruoso e massiccio mammifero, od ancora a proposito degli "omuncoli" che scopre essere semplici scimmie.
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